Fotovoltaico e spalma-incentivi, partono i ricorsi

11 luglio 2014

Come era prevedibile la valanga di ricorsi contro il taglio retroattivo agli incentivi del fotovoltaico è in moto. Quasi un centinaio di investitori stranieri in impianti fotovoltaici in Italia hanno già avviato la prima fase della procedura arbitrale prevista dal Trattato Internazionale della Carta dell’Energia.

Si tratta, tra gli altri, di aziende come Sungem SubSerFinco Sàrl, Solangia Limited, Foresight Group, Partners Group AG, Quercus Partners, Terra Firma, Foresight/ForVEI, Orizzonte SGR SpA, Global Solar Assets, Next Energy Capital, 9 Ren, Gottex Funds, Amplio Group, Solar Ventures. Nel caso in cui il taglio agli incentivi al fotovoltaico già contrattualizzati con il GSE stabilito nel decreto legge competitività 91/2014 venisse convertito in legge, paventano danni da risarcire che certamente superano il beneficio che il governo si è prefissato di ottenere dall’approvazione di questa norma.

L'Italia – denunciano gli investitori - è in violazione degli obblighi previsti dal Trattato assunti anche dall'Italia con la legge di ratifica. Qualunque sia la scelta (riduzione consistente degli incentivi dal 25% al 19% con allungamento periodo di incentivazione di 4 anni o taglio secco dell'8%), la previsione vìola il principio di stabilità dei meccanismi di incentivazione e di non discriminazione, causando un pregiudizio serio e grave agli investimenti delle società nel settore fotovoltaico.

Le modifiche legislative in discussione sono solo le più recenti misure di una lunga lista di oneri e imposte che hanno considerevolmente ridotto i ricavi derivanti dalla vendita di energia elettrica da fonte solare, come l'introduzione di numerose tasse e contributi nel settore energetico (ad esempio l'IMU, la c.d. Robin Hood Tax, gli oneri di gestione delle attività del GSE, la maggiorazione dell'aliquota IRAP), nonché la cancellazione dei Prezzi Minimi Garantiti che hanno concorso a determinare una riduzione dei ricavi dalla vendita di energia elettrica del 60%. Il relativo calo di gettito, si ricorda, va impattare sulla fiscalità generale e non sulla riduzione del costo dell'energia in bolletta del 10%.

"Le denunce stanno arrivando "a pioggia" anche da numerose aziende italiane che hanno investito in questo settore i loro capitali facendo affidamento sul sistema di incentivazione vigente alla data di entrata in esercizio dell'impianto, cosi come prevedono i decreti legislativi 387/2003 e 28/2011. Il taglia incentivi viola il principio dell’affidamento e il principio di certezza del diritto - sottolinea l'Avvocato Germana Cassar, partner dello studio legale Macchi di Cellere Gangemi - perché mina alla base le condizioni per le quali gli investitori stranieri hanno deciso di investire in Italia, cioè l’esistenza di un sistema di incentivazione che garantiva la remunerazione del rischio imprenditoriale dell’attività di realizzazione e gestione di impianti fotovoltaici. Questo decreto assottiglia così tanto i ritorni economici sull’investimento parificandoli a un deposito bancario. Se l'investitore lo avesse saputo non avrebbe certamente investito. Qualunque imprevisto dovesse verificarsi sull’impianto, come un guasto o un furto, nell’arco dei vent’anni è potenzialmente idoneo a determinare il fallimento della società".

"E' noto infatti - continua Cassar - che il sistema assicurativo non copre tutti i danni. Non tutti gli impianti fotovoltaici sono nella medesima situazione e la suddivisione per anno di entrata in esercizio non è coerente con il già intervenuto taglio agli incentivi dal terzo al quarto e poi al quinto conto. Per esempio gli impianti entrati in esercizio nel 2011 non hanno lo stesso livello di incentivazione. Proprio nel 2011 si sono succeduti ben tre regimi; il terzo conto energia per gli impianti entrati in esercizio fino al maggio 2011, il secondo conto energia per impianti entrati in esercizio entro giugno 2011, il regime transitorio del quarto conto energia per impianti entrati in esercizio entro agosto 2011 e poi il regime ordinario del quarto conto energia. Tutti questi meccanismi hanno tariffe incentivanti differenti, eppure il taglio ipotizzato dal decreto è lineare per anno di entrata in esercizio. La discriminazione e la disparità di trattamento è quindi evidente".

C’è poi un ulteriore aspetto importante da sottolineare, continua il legale: "l'allungamento del periodo di incentivazione di 4 anni, sebbene astrattamente idoneo a recuperare una parte della riduzione, non tiene conto che la vita utile di un impianto fotovoltaico è di 20 anni o comunque della significativa riduzione di producibilità dei moduli fotovoltaici. Se dopo il 20° anno l'impianto non funziona o funziona male non potrà recuperare la riduzione della tariffa anche in considerazione che i costi di gestione dell'impianto aumenteranno sensibilmente (proprio per la necessità di aumentare i servizi di manutenzione della componentistica). Chi si assume questo rischio? E' un po' come dire a un pensionato di 80 anni malato e senza eredi per cui è stata fatta una previsione di mortalità a 85 anni che la sua pensione viene ridotta, ma allungata di altri 5 anni oltre l'85esimo anno di età. Non sono state chiarite le condizioni di finanziabilità di tale periodo di allungamento e, dunque, per come formulata la norma non è possibile operare le scelte imposte dal decreto".

Se la condotta dell’Italia verrà giudicata dal tribunale arbitrale, questo avrebbe il potere di riconoscere il dovuto risarcimento per tutti i danni cagionati alle aziende che, come detto, potrebbero anche andare ben oltre la differenza tra la tariffa originariamente riconosciuta e quella ridotta dal decreto. Vale la pena ricordare che la stessa Spagna, che aveva approvato misure legislative illegittime nel campo delle energie rinnovabili simili a quelle adottate dall'Italia, è stata convenuta in almeno dieci procedimenti arbitrali ai sensi del Trattato avviati da più di venti investitori stranieri. Con tali azioni, gli investitori hanno richiesto la condanna del Governo spagnolo al risarcimento del danno per 1 miliardo di euro.